Notturno.

di Ordinary Girl

È che è orribile.
È come averlo rivissuto. Mi stanno tornando altri particolari in mente che non sa nessuno.
Mi brucia il fatto che se l’avessi detto al giudice.. Sarebbe stato meglio.
Ad esempio quella fottuta cistite acuta, che tradotta per noi esseri umani significa che pisciavo sangue.. Se riuscivo a fare pipì senza piangere eccessivamente dal dolore, si intende.
E a lui importava qualcosa? Ovvio che no!
Doveva sbattermi tutti i fottuti giorni della sua miserabile vita, stessi anche morendo.
Ci sono così tante cose che non ricordavo più, e un’infinità di cose che non ricordo più. Tutti quei mesi.. Sono sfocati, come un brutto incubo.
Ho cercato di rimuoverli, senza successo.
Ma ci sono anche un sacco di cose che non sono riuscita a dire per vergogna e imbarazzo.. Ad esempio, ho a malapena accennato al sesso orale e il giudice mi ha appoggiato.
Non ho mica detto di come rideva maniacalmente quando quasi mi spezzava un braccio per tenermi ancorata a terra.
Non ho mica detto come si divertiva a stringermi i seni finché non gemevo dal dolore con gli occhi lucidi, né tantomeno di come mi costringeva con velate minacce e compromissioni a masturbarlo nei modi più strani.. Né di quella volta in cui mi strappò i capelli per trattenermi a terra e venirmi in faccia.
È stato fin troppo facile parlare di sesso orale sotto costrinzione, ma il giudice non sapeva mica quel che rivedevo tremando.
Non gli ho di certo parlato di come lo imploravo singhiozzando di fare qualcosa, qualsiasi altra cosa, ma non quello. Non ho nemmeno accennato al suo sorrisetto soddisfatto quando mi diceva che dovevo stare zitta, che sapeva lui cosa voleva, mentre mi prendeva il capo e me lo spingeva in gola.
Il giudice non ha la minima idea del panico che mi prendeva mentre sentivo la sua morsa dietro la testa mentre mi muoveva il capo tirandomi per i capelli, il sapore, l’odore, il ribrezzo, la nausea, le lacrime calde che scendevano mentre speravo solo di morire, né può neanche immaginare il disgusto immane appena sentivo lasciare la presa, quando lo sentivo pulsare e approfittavo del momento per respingermi e vomitare anche l’anima, tremando e piangendo.
Queste sono cose che non posso dire ad una donna adulta che continua a pensare che o sono io ad essermi inventata tutto, o sono idiota a tornare sempre da lui.. Non mentre ci sono altre sei persone che ti fissano da una telecamera, due delle quali riferiranno tutto a lui.
Non quando dietro la porta c’è tua madre, non quando senti nuovamente la nausea salire e non vuoi dire nulla per non fare scena.
Non puoi, non posso, non ho potuto.. Ma se non verrà rinviato a giudizio e non verrà condannato, saprò che avrei dovuto.
E allora non so se ucciderò lui dalla disperazione, ucciderò me dal rimorso o ucciderò entrambi per terminare tutto.. E non posso pensare a nient’altro, non quando nell’aria senza alcun motivo sento l’odore del suo sangue, vedo solo il suo polsino sul mio polso.. Non quando tutto questo è l’incubo perenne che mi impedisce di vivere.

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